Baby Member 
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Giorno del Tempo, quinto nel mese del Sole, anno 746
Ancora fallimenti. Frustrazione, sconforto.
La banale materializzazione di un globo luminoso, fallendo, mi ha lasciato mezzo cieco. Se non fosse stato per quella druida, forse sarei ancora ridotto a brancolare.
"Druido", ha detto. "Non importa, maschile o femminile. Non cambia cio' che sono". A ben pensarci, mi fa sorridere ancora (c'e' poco da sorridere, sciocco! Pensa allo studio che va cosi' a rilento, pensa agli incantesimi che ancora non sai neppure formulare... Shhh, per una volta pensiamo ad altro. Solo per una volta, va bene?). Il suo discorso in fondo aveva un senso... Porsi al di sopra delle differenze di genere, un'unica parola per definirsi non in base al sesso, ma in base a cio' a cui si sente di appartenere. L'enfasi posta su cio' che siamo dentro, non sull'esteriorita': del corpo, del significato, della parola. Neutro. Sono poche le lingue in cui esiste il genere neutro: nessuna che io conosca, purtroppo.
In modo forse sciocco, trovo che sia bello da parte sua riuscire a coltivare una simile determinazione e una tale convinzione... Un senso di comunione con la propria essenza talmente profondo da trovarsi a proprio agio anche mentre si sostengono idee che altri definirebbero bizzarre. Credo che non avro' mai una tale determinazione, io che sono cosi' insicuro.
Piccolo appunto: vorrei averle chiesto anche come si scrive il suo nome, visto che mi rendo conto solo ora che potrebbe essere scritto diversamente da come presumo. Airya? Ayriha? Hairya?
Uhm...
Con lei, sono stato attento a non menzionare Kragen. Tutte le volte che l'ho fatto, finora, tutte le volte che ho detto da dove vengo, ho visto il medesimo sguardo negli occhi di ciascuno dei miei interlocutori: paura, tristezza, senso di colpa.
Ogni volta, parole di giustificazione: "se solo non avessimo...", "se solo avessimo potuto...", "se solo fossimo riusciti..."
Se, se, se, ma, ma, ma... Pero'. Oppure. E occhi bassi, e compassione che sgorga da sguardi obliqui. E colpevolezza. Venite, signore e signori, gratis solo per oggi, immergetevi nel corroborante getto freddo di un appagante senso di colpa: mondate il vostro animo e il vostro cuore da ogni mancanza passata compatendo il povero esule dalla triste infanzia. I tuoi genitori ti hanno abbandonato a Kragen? Oh, cielo, povero caro. Sei cresciuto in un clima di repressione, sul confine della schiavitu'? Dei del cielo... "Se solo non avessimo perduto quella guerra", "se solo avessimo potuto uccidere Razka", "se solo fossimo riusciti ad evitarti tutto questo".
E poi si allontanano e se ne vanno. Girano l'angolo, fanno pochi passi, aprono un portale magico (chi riesce, con mia somma invidia, a farlo)... Ed ogni metro che mettono tra me e loro attenua un po' quel senso di pesantezza e oppressione, mitiga un po' quel senso di colpa.
E poi, le loro vite ricominciano, serene, con niente piu' del blando ricordo di aver incontrato un elfo di Kragen.
Il gelo resta a me, resta su di me. Il peso di quegli sguardi, di quella gentilezza innaturale che scaturisce dalla pieta'.
Un giorno lo faro' davvero. Un giorno trovero' il coraggio, li guardero' in faccia e gridero' loro a pieni polmoni la verita': che sono tutte parole, ma le parole non possono nulla, sono le azioni - le AZIONI - a forgiare i destini. Che di elfi in schiavitu', a Kragen, ce ne sono ancora: l'ultimo non e' qui, davanti a voi, per alleviare con un po' di gentilezza il vostro senso di colpa. No. Quello che avete davanti e' il piu' codardo di tutti, perche' ha avuto paura, terrore di morire, ed e' fuggito: ed ha accettato l'aiuto di coloro che l'avevano allevato, e che per quell'aiuto che gli hanno spontaneamente offerto oggi potrebbero essere morti, ed e' fuggito via da quell'inferno lastricato di pietra e sangue, e si e' lasciato tutto alle spalle perche' era troppo debole per sopportarlo, e che debole lo e' ancora, e che lo sara' sempre. Perche' questo fa Kragen: ti strappa via l'orgoglio e la forza, ti rode il coraggio e l'anima, sempre, ogni giorno che la Triade manda in terra... Fin quando alla fine non sei come loro - come i soldati che maltrattano la popolazione, come gli alti gradi che ordinano le esecuzioni e le punizioni corporali per puro diletto - fin quando non sei marcio dentro. Fin quando non sei un vigliacco, e tutto cio' che fai, alla fine, e' fuggire... O morire provandoci.
Nessuno ha mai tentato di riprendere Kragen. Nessuno ha mai messo su un esercito per provare, nessuno ha mai negoziato la liberta' degli elfi che ancora vivevano entro le sue mura, disprezzati ma costretti a rimanere, a morire lentamente.
Tutto cio' che hanno fatto, e che fanno, e' coltivare un onorevole e decoroso senso di colpa: scusate, abbiamo provato. Ora viviamo al caldo nelle nostre case, e siamo eroi sopravvissuti alla guerra di Kragen: non abbiamo vinto, ma quando Razka si muovera' noi saremo pronti, questa volta. Povero piccolo esule.
...basta, sto diventando meschino. Forse, l'unico ad avere sensi di colpa sono io. Non lo so, non c'e' piu' niente di chiaro, non c'e' piu' stabilita'. L'unica cosa stabile e' lo studio, e si poggia su risultati e applicazioni piuttosto mediocri e instabili: e' quasi comico, ma e' l'unica cosa che ho, adesso.
Ho deciso che smettero' di dire che sono nato e cresciuto a Kragen. Sono nato in un piccolo villaggio, da cui sono partito per studiare la magia, finendo a lavorare come aiutante nel negozio di una maga, che mi ha preso come apprendista. I miei genitori? Persone semplici, niente da dire. Mia madre ha versato un po' di lacrime quando ho annunciato il mio proposito di partire, due anni fa, al compimento dei novantanni che hanno segnato la fine dell'adolescenza. Mio padre e' stato sereno e distaccato, ma era orgoglioso. Fine della storia.
Posso permettermi il lusso di questa menzogna, per favore?
A distanza di anni, Kragen e' ancora veleno in circolo nella mia vita. Appartiene al passato ma avvelena il presente e il futuro, come una carcassa sul fondo di un lago ne avvelena le acque...
Forse sarebbe megl [in questo punto il testo diventa illeggibile: dopo aver scritto qualcosa, Meldon ha cercato di cancellare tutto, tracciando piu' e piu' righe con la piuma con cui scriveva, e finendo per far allargare una copiosa macchia nel goffo tentativo di cancellare. La furia con cui l'ha fatto e' tale che la punta della piuma ha quasi aperto un taglio nella pergamena, che risulta leggermente sfilacciata ed erosa la' dove lo stilo si e' concentrato: la frase doveva essere lunga circa tre righe]
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"Quello che di bello c'e' nella vita e' sempre un segreto"
I am the flesh and bone of my own sword.
Steel flows through my body, and fire is what courses through my blood.
I have created over a thousand blades.
Unknown to death.
Nor known to life.
Many times I have withstood enormous pain to create thousands of weapons.
And yet, those hands that have braved so much will never hold anything.
So as I pray now, I call forth "Unlimited Blade Works."
Archer's Reality Marble Chant (Fate/Stay Night)
Last edited by silwyth; 22-04-2008 at 10:35..
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